Come cambia la casa dopo il lockdown: dialogo con l’architetto Vincenzo Ignaccolo

//Come cambia la casa dopo il lockdown: dialogo con l’architetto Vincenzo Ignaccolo

Come cambia la casa dopo il lockdown: dialogo con l’architetto Vincenzo Ignaccolo

Siciliano d’origine e milanese d’adozione, Vincenzo Ignaccolo è l’anima, insieme al fratello Michele, dello studio di architettura Vi+M, con cui si occupa dei diversi ambiti della progettazione architettonica, con particolare interesse per l’interior design. Lo abbiamo intervistato per chiedergli come in questo momento cambia e si evolve l’idea della casa e la gestione dei nuovi progetti dopo la pandemia che ci ha costretti per lunghe settimane a casa.

Gestione spazio di casa Vincenzo e Michele Ignaccolo

Quello che stiamo vivendo è un evento così grande e sconvolgente destinato, probabilmente, a cambiarci per sempre. Stiamo provando, in queste settimane, a fare una riflessione critica su quale potrà essere il contributo di noi progettisti, nel nuovo scenario che si prospetta. Il ruolo dell’architetto è spesso considerato secondario, purtroppo, e votato esclusivamente a una ricerca stilistico/formale a volte ritenuta superflua. Questa crisi, tuttavia, mette in luce un aspetto fondamentale su cui noi architetti dedichiamo moltissime energie, che personalmente ritengo sia il punto centrale del nostro lavoro: la gestione dello spazio. Non si tratta solo di
scegliere la piastrella più adeguata o i colori più di tendenza: noi anzitutto lavoriamo sulla gestione e sull’organizzazione degli spazi e questa è una componente che nella casa del futuro farà sempre più la differenza.

In che senso?

La gestione dello spazio all’interno di un progetto è forse l’aspetto meno tangibile, per uno sguardo disattento, ma in realtà è soprattutto questo che alla fine darà la sensazione globale di benessere o di scomodità all’interno di un’abitazione. Lo spazio è la cosa più complessa da gestire: è fatto di proporzioni, geometria, di connessioni tra gli ambienti, di luce, di ritmo, di distanze tra le cose; all’interno di esso ci muoviamo e compiamo tutte le nostre piccole azioni che col tempo diventano quasi meccaniche ma che di fatto sono strettamente legate a come è stato concepito. Per questo lavoriamo da sempre tantissimo su questo nodo e, ora più che mai, siamo convinti di quanto sia di fondamentale importanza.

Quali sono le zone della casa in cui sarà necessaria una riformulazione degli spazi?

Nelle lunghissime settimane di lockdown siamo stati costretti a vivere una nuova relazione con le nostre abitazioni. Abbiamo dovuto un po’ reinventare gli spazi trasformandoli in uffici, palestre, cinema, ludoteche, ecc., a seconda delle specifiche esigenze. Per tutti noi la casa è stato rifugio sicuro da questa minaccia invisibile che ci stiamo ritrovando a fronteggiare. Ecco, in un momento in cui passiamo le giornate tra mascherine, guanti monouso, igienizzanti di varia natura, questo forse sarà il nodo centrale per l’immediato futuro: poter tornare a casa e sentirsi prima di tutto al sicuro e poi anche comodi. Sarà quindi necessario rivedere quel momento di passaggio tra l’esterno e l’interno. L’ingresso avrà una nuova, importante valenza e dovrà essere concepito come una zona di filtro, un’anticamera che ci permetta di accedere successivamente alla casa in modo sereno e disinvolto. Poi rimane il tema della gestione degli spazi di cui si parlava prima e non ultima, l’importanza di balconi, terrazze, visti come prolungamento all’esterno della nostra “area sicura” di cui difficilmente saremo disposti a farne a meno.

Da dove partire per ripensare ad una gestione dello spazio di casa?

Dalla vivibilità: siamo costretti ad avere a che fare con volumi sempre più piccoli; dobbiamo necessariamente ripensarli in termini di coefficiente di vivibilità, ovvero di quel rapporto tra spazio e “vita” che si svolge al loro
interno. Magari ci adegueremo ad avere delle camere da letto più piccole, rinunceremo qualche volta alle tanto ambite cabine armadio, che spesso occupano gradi superfici di fatto senza apportare benessere alla nostra vita,
per dotare la casa di zone di confort più ampie e di spazi di intermediazione. Vorremo, credo, avere case meno cariche e più spaziose, case più “fluide” dove sia possibile rivedere le funzioni con poche mosse; spazi arieggiati, luminosi, con una giusta attenzione alla luce e alla bellezza che ci circonda.

Come la bellezza entra in gioco con l’evoluzione degli spazi domestici che immagini?

Ci siamo ritrovati improvvisamente “prigionieri” delle nostre case e ne abbiamo sentito i limiti strutturali, ma anche quelli culturali. Parlo di cultura perché per me l’attenzione all’estetica è tale. Credo che la cultura del bello sarà sempre più presente e che le richieste saranno più attente a questo aspetto. Non ci
basta “stare comodi”, ma vogliamo anche “stare bene” e per questo è necessario circondarsi di bellezza.
L’attenzione alla scelta di materiali di qualità sarà sempre più imprescindibile e avrà un ruolo centrale nella ricerca del confort e nella composizione dell’atmosfera. L’architetto dovrà comporre lo spazio con l’idea di dare al suo fruitore gli strumenti giusti per interpretarlo facendo in modo che il suono produca sempre armonia anche quando il musicista decide di improvvisare. Per questo è richiesta grande sensibilità e forse anche tanta umiltà e capacità di ascolto, per fare in modo che la partitura venga composta, plasmata, intorno a chi dovrà tradurla in gesti, “suoni” di vita quotidiana. Ecco, questo ci ripromettiamo per il futuro, nella speranza di riuscire a dare sempre il nostro contributo nella diffusione del bello.

Come cambierà la gestione dello spazio nei luoghi pubblici?

Voi vi siete occupati della ristrutturazione di uno dei ristoranti siciliani più apprezzati anche per la bellezza, oltre che per la cucina, Il Crocifisso di Marco Baglieri. La ricerca dell’identità e della bellezza è stata fondamentale anche in quel lavoro. In questo nuovo panorama credo che in qualche modo i luoghi pubblici guadagneranno qualità per il fruitore. Il distanziamento, diventerà tema centrale anche quando non ci sarà imposto per legge, probabilmente. Ci siamo abituati nel tempo a mangiare in sale sovraffollate di tavoli e sedie e certamente riuscire ad avere un po’ di privacy quando ceniamo non potrà che farci piacere. Tutto questo però dovrà misurarsi con la sostenibilità economica, oltre che con quella spaziale, aspetti che purtroppo metteranno in difficoltà molti imprenditori del settore, spesso anche tra i più illuminati. Sicuramente il mercato immobiliare vivrà delle mutazioni e si adatterà alle nuove esigenze. Si sposteranno i pesi e ritroveremo lentamente un nuovo equilibrio.

 

By | 2020-05-28T12:20:23+00:00 28 / 05 / 2020|Senza categoria|